Falsi ricordi e piccole confabulazioni.

La memoria è una delle funzioni centrali del nostro organismo, poiché ci permette di sopravvivere: senza di essa sarebbe impossibile apprendere dall’esperienza e non avremmo né storia né identità personale. La struttura della memoria è molto complessa e nella costruzione del passato, del presente e delle nostre aspettative rispetto al futuro, risente in maniera significativa di fattori esterni e interni.

I ricordi, infatti, non sempre sono precisi ed esatti e, sotto alcune condizioni, possono subire delle distorsioni più o meno marcate.

Una cosa è scoprire che i ricordi di un evento subiscono dei cambiamenti nel corso del tempo, un’altra è dimostrare che una persona può “iniettare” un evento completo nella mente di un’altra persona senza che questo evento sia realmente accaduto.

Ci sono numerosi aneddoti e studi sperimentali che dimostrano che è possibile portare le persone a costruire interi eventi.

Loftus e Mazzoni (1998) ad esempio, hanno sviluppato un paradigma per l’installazione di un falso ricordo infantile, in studenti universitari, relativo all’essersi persi durante una particolare occasione all’età di cinque anni. Il tutto con la collaborazione dei familiari dei soggetti in esame.

Altri esperimenti hanno dato gli stessi risultati, ma con vicende più sconvolgenti. (Stephen Porter;1999; Loftus e Davis; 2006).

Ma qual è un meccanismo chiave del falso ricordo? Il processo per mezzo del quale gli individui distinguono tra eventi reali ed eventi immaginati è chiamato “prova di realtà”. È possibile che, durante la rievocazione di ricordi i soggetti si confondano a proposito della fonte delle informazioni.

I soggetti potrebbero attribuire all’evento originale le informazioni fuorvianti che sono state acquisite soltanto in seguito. Le informazioni relative all’evento non sono cancellate, ma i soggetti hanno difficoltà a identificare la fonte delle informazioni fuorvianti. E così, anche un evento immaginato può acquistare caratteristiche vivide e diventare un ricordo effettivamente vissuto.

In generale, i ricordi errati vengono accettati come veri quando gli elementi su cui si basa la valutazione di realtà fanno ritenere il ricordo come vero, quando cioè i processi di codifica sono tali da ingannarci a tal punto da creare una sensazione di ricordo vero e vivido di situazioni in realtà false.

E’ possibile non farsi “ingannare” dai falsi ricordi, ossia rievocare le informazioni in modo accurato?

Questo dipende da come è stato inizialmente decodificato l’evento. Tuttavia piccoli accorgimenti, in fase di recupero della memoria ci possono aiutare: si può inizialmente provare a ricordare il fatto nel suo complesso; per stimolare il richiamo di dettagli non recuperati in prima battuta, si procede con la ricostruzione mentale del contesto o dell’ambientazione in cui è avvenuto l’episodio. O ancora, rievocare gli eventi secondo un diverso ordine temporale: dall’inizio alla fine e viceversa.

Se proprio non possiamo evitare di formare falsi ricordi, possiamo sicuramente tentare di smascherarli!

 

 

Dott. Alberto Zerbini

Psicologo, Neuropsicologo, Esperto in Psicosomatica clinica

 

Bibliografia

Loftus, E.F. & Mazzoni, G. (1998). Changing beliefs and memories with imagination and personalized suggestions. Behavior therapy development and psychological science, 29, 691, 706.

Porter, S. (1999). The nature of real, implanted, and fabricates memories for emotional childhood events. Implications for the recovered memory debate. Law and Human Behavior, 23, 517- 537.

Lotus e Davis; (2006). Recovered Memories. Annual Review of Clinical Psychology, Vol.2: 469-498.

 

 

Alice Quadri
Alice Quadri
Psicologa Psicoterapeuta, Esperta in Psicologia Forense e Psicodiagnosi. Svolge la propria attività clinica e forense presso il proprio studio privato in collaborazione con diversi studi legali e CTU. Svolge attività di docenza presso il CONI Lombardia.