Dove ho messo le chiavi dell’auto? Un interessante articolo scritto dal nostro socio Alberto Zerbini.

Dove ho messo le chiavi dell’auto? Un interessante articolo scritto dal nostro socio Alberto Zerbini.

Quante volte la mattina, mentre usciamo di corsa da casa per andare al lavoro, siamo colti dal panico perché non abbiamo la minima idea di dove possiamo aver posato le chiavi della macchina, oppure il portafogli o l’orologio?

Gli scherzi che ci gioca la nostra memoria sono frequenti e per lo più sono benigni.

Il dimenticare è un processo che dipende da vari fattori: il contesto fisico, sociale e psicologico in cui un’informazione viene memorizzata, la presenza di indizi che aiutino il ricordo, gli scopi individuali in quel momento.

Le dimenticanze quotidiane, di ordine benigno, fanno riferimento alla cosiddetta memoria ongoing (memoria “corrente”; o everyday memory, “memoria del quotidiano”), ovvero quella componente della memoria riguardante gli eventi della vita personale più vicina alle piccole attività della vita quotidiana. Si tratta,dunque, di una capacità “pratica” che ci permette di ricordare quando e dove si sono svolte le frequenti azioni della vita come prendere le chiavi di casa prima di uscire o chiudere il gas dopo aver cucinato.

La memoria ongoing si colloca al confine tra memoria, attenzione e azione. Gli errori di questo tipo di attività cognitiva, causano fallimenti di numerose attività quotidiane indicati col termine inglese absent-mindedness, “sbadataggini” (Cohen,1989). Un neuro scienziato cognitivo, Schacter (2002), li chiama “peccati della distrazione”: fallimenti dell’attenzione che non permettono una codifica efficiente dell’informazione e, di conseguenza, non potrà essere ricordata. Una buona prestazione della memoria ongoing richiede che le informazioni entrino nel sistema ben codificate, che siano efficacemente organizzate e infine che vengano recuperate con successo. Il ricordo fallisce proprio perché l’informazione non è stata evidenziata, chiara e indistinguibile nella fase di acquisizione.

D’altro canto, la nostra esperienza quotidiana sarebbe molto probabilmente ingestibile se dovessimo sforzarci di prestare a tutto quello che accade e cercare di codificare ogni evento. Il costo da pagare per questo necessario risparmio di risorse è rappresentato da queste piccole dimenticanza, neanche troppe, se pensiamo all’enorme quantità di stimoli a cui siamo costantemente sottoposti.

Un’ulteriore fattore sulla cattiva performance mnestica è giocato dallo stress della vita quotidiana: problemi, preoccupazioni importanti, come un imminente colloquio di lavoro, etc. In tali condizioni quello che rimane è un senso generico , di familiarità dell’evento: possiamo ad esempio ricordare vagamente di aver preso le chiavi , senza riuscire a ricordare dove le abbiamo messe (Kesinger et al, 2003).

Dunque gli errori della memoria ongoing sono molto frequenti e poco specifici rispetto alla presenza di una determinata patologia. La maggior parte degli errori dipendono semplicemente dalla da limiti intrinseci al sistema cognitivo o da particolari situazioni contingenti che determinano un aumento momentaneo del carico di informazioni da elaborare contemporaneamente.

Ovviamente questo oblio appare dunque come normale processo mentale. Tuttavia è possibile, mediante tecniche mnemoniche, fissare nella mente elementi della memoria ongoing necessari? Penso ad esempio l’arrivare in una nuova città e ricordarsi dove si è parcheggiato la macchina.

Una di queste metodiche prende il nome dell’acronimo PAV.

Letteralmente significa PARADOSSO AZIONE VIVIDA. Consiste nell’associare ad un determinato elemento sia esso numerico, letterale, concettuale e via discorrendo UN PARADOSSO trasformando l’elemento in un’AZIONE, movimentata, quasi reale, che diremo VIVIDA. Applicando questa tecnica siamo in grado di provocare nella nostra mente una sorta di gancio mentale a cui aggrapparci quando vogliamo cercare un informazione già memorizzata. Abbiamo visto che una informazione, di qualunque tipo essa sia, si ricorda meglio quando genera in noi “un’emozione”, ed è proprio questo quello che vogliamo ottenere con questa tecnica. Se nel costruire il nostro paradosso siamo addirittura in grado di coinvolgere, con un po’ di fantasia, tutti i nostri sensi, siamo in grado, talvolta, di mandare un’informazione a lungo termine. Inoltre se l’informazione decodificata è stata vissuta come un’AZIONE e quindi per questo non Statica, ma Dinamica (Vivida), il Paradosso ci aiuterà a trasformare l’input in un emozione quasi vissuta, strana per il nostro cervello quindi in grado di essere selezionata e conservata perché inconsueta. In realtà l’immagine che si sviluppa nella vostra mente, all’atto del ricordo, può svilupparsi in una frazione di secondo, tale da consentirci immediatamente di accedere a quella determinata informazione proprio nel momento del bisogno.

 

Alberto Zerbini

Psicologo, Neuropsicologo, Esperto in Psicosomatica Clinica

 

Bibliografia

Cohen G (1989) Memory in the Real World, NJ: Erlbaum.

Schacter, D. L. (2002). The Seven Sins of Memory: How the Mind Forgets and Remembers (p.288). Houghton Mifflin Harcourt.

Kensinger, E.A., Garoff-Eaton, R.J., & Schacter, D.L. (2006). Memory for specific visual details can be enhanced by negative arousing content. Journal of Memory and Language, 54, 99-112.

 

Alice Quadri
Alice Quadri
Psicologa Psicoterapeuta, Esperta in Psicologia Forense e Psicodiagnosi. Svolge la propria attività clinica e forense presso il proprio studio privato in collaborazione con diversi studi legali e CTU. Svolge attività di docenza presso il CONI Lombardia.