| GPL ospite alla presentazione del libro "Politica senza classe" |
|
|
|
|
Politica, crisi e risorse individuali
Sabato 12 novembre 2011, presso il Circolo della Stampa di Milano si è tenuta la presentazione del libro “Politica senza classe” di Franz Foti (Casa Editrice Centro Documentazione Giornalistica), cui il nostro Presidente dr. Marco Schneider è stato invitato a partecipare per approfondire la tematica delle ripercussioni psicologiche dell’attuale crisi politica ed economica. Il dibattitto è stato moderato dalla Giornalista Rai Stefania Battistini, e insieme al nostro Presidente hanno partecipato Pierfrancesco Majorino - Assessore alle Politiche Sociali e alla Cultura della salute del Comune di Milano -; Elisabetta Ruspini - Sociologa, docente dell’Università della Bicocca -; Davide Messina - Vice Presidente del Circolo della Stampa di Milano -; telefonicamente Santo Versace - Deputato, Gruppo Misto della Camera-. È stato un evento molto gradevole e al tempo stesso denso di significati, anche alla luce delle recentissime vicissitudini politiche che stanno coinvolgendo l’Italia in questi giorni (proprio questa data, infatti, è stata caratterizzata dal voto della Legge di Stabilità e dalle dimissioni dell’attuale Premier). Come ci ha spiegato l’autore, il suo lavoro analizza lo scenario politico degli ultimi 19 anni dal punto di vista sociale, economico e culturale, in relazione al rapporto tra potere e cittadinanza. Foti, dopo un’attenta disamina sul malfunzionamento della classe dirigente attuale, offre così la propria visione di come la classe politica potrebbe imparare a comunicare con gli elettori per risultare più incisiva e credibile. Nel dialogo e confronto nato dagli interventi dei diversi ospiti, è stato interessante non solo lo scambio di idee sull’argomento in oggetto, ma anche il diverso approccio rappresentato da ciascun partecipante, con reciprochi arricchimenti. Uno dei punti fondamentali sottolineati da tutti i presenti riguarda la necessità di una progettualità per il futuro: la rabbia, l’indignazione e il pessimismo devono trovare la possibilità di essere ri-convogliati verso nuovi obiettivi, altrimenti il rischio è semplicemente quello di rimanere immobili, sospesi in un luogo artificioso senza spazio e senza tempo. Schneider ha qui sottolineato come questa sensazione profonda di incertezza che sembra permeare la visione media delle persone rischi di far intendere il futuro non più come una promessa, ma come una minaccia. Diventa quindi sempre più necessario che ciascun individuo possa innanzitutto mantenere una propria coerenza interiore, altrimenti il rischio di avvertire un’impotenza schiacciante è in agguato. Un’altra questione molto dibattuta riguarda la credibilità della classe politica. Da un lato alcuni ospiti hanno sottolineato l’importanza che gli elettori di non generalizzino eccessivamente, assorbendo completamente ciò che viene trasmesso dai media. Dall’altro – dal punto di vista psicologico – è stato sottolineato l’inevitabile smarrimento ingenerato dalla mancanza di percezione di un rapporto chiaro tra le azioni e le loro dirette conseguenze, quando ci sono sempre più scandali di ogni foggia che coinvolgono i politici, e rispetto ai quali il cittadino avverte un’evidente disparità di trattamento. E allora le reazioni individuali alla situazione attuale possono andare in due direzioni: verso una vera e propria identificazione con l’aggressore, oppure verso l’inazione fisica e mentale. Riguardo all’immobilità, pensare di non avere strumenti per impostare la propria vita è intollerabile per un essere umano, e rischia di generare un eccessivo individualismo, non certamente segnale di una vera autonomia psichica. D’altra parte, identificarsi con chi può essere definito come aggressore rischia di produrre assuefazione a ciò che sta succedendo attorno, e quindi proiezione delle frustrazioni personali sull’altro, con conseguente ulteriore mancanza di responsabilità individuale, appiattimento del pensiero, impossibilità di reagire. Tutti i partecipanti al confronto hanno convenuto sull’idea che l’unica via d’uscita da questa situazione di sofferenza sociale e mentale è muoversi nella direzione dell’evoluzione, che presuppone un processo dialettico costituito dal trinomio tesi, antitesi e sintesi: il presupposto indispensabile su cui si regge la nostra capacità di pensare.
Roberta Cacioppo
Articoli più recenti:
Articoli meno recenti:
|







